Provincia di Oristano

Migranti e cooperative, aria vitale non solo per l'economia oristanese

Tra migrazione e spopolamento, i dati dell'economia nell'oristanese legata ai centri di accoglienza raccontano una storia fatta di occupazione e opportunità.

L'accoglienza e l'immigrazione, due problemi che ormai da anni toccano la nostra regione e l'intera Italia con picchi geograficamente giustificati al sud, due fenomeni che dividono politica e società civile creando dibattito, scontro e qualche inevitabile fantasma.
Dalla giornata di lunedì, legata al lavoro sull’inclusione svolto dall’Istituto comprensivo di Ghilarza e elogiato dal ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, emerge la valenza economica del sistema di accoglienza.
In mezzo al produttivo confronto si distingue la voce di Giovannimaria Fresu, coordinatore della rete dell strutture di accoglienza che fanno capo alla Cooperativa il Seme e gestisce 13 dei 15 centri dell’Oristanese, «Con la loro attività i centri di accoglienza, spesso osteggiati, sviluppano una nuova forma imprenditoriale che è servita non soltanto a rimettere in attività, riconvertendole, molte strutture turistiche inattive o comunque divenute antieconomiche, recuperando capitali fermi che accumulavano passività. Non solo: questa attività di accoglienza, si traduce in occupazione».
Sono i dati, incontrovertibili, di attività che rispondono a criteri umanitari e civili, a leggi dello Stato e di diritto internazionale. Sui 47mila immigrati presenti nell’isola, tremila sono nella provincia di Oristano e 520 sono ospitati in 15 strutture.
Nei 13 centri gestiti dalla Cooperativa Il Seme, sono ospitati 420 stranieri, di cui 18 donne,10 minori accompagnati, 38 minori non accompagnati. Il Seme fornisce 60 buste paga, «dipendenti diretti, quindi senza considerare l'indotto, lavoratori che altrimenti e come tanti altri giovani, sarebbero dovuti andare via da quest'isola e da questa provincia», sottolinea Fresu. Si può tranquillamente affermare, con la forze dei numeri, che l’attività di accoglienza che viene esercitata, si annovera tra le più robuste realtà imprenditoriali dell'area di Oristano: al 27esimo posto per fatturato, tra le prime 10 per numero di dipendenti.
«Tredici Centri per 420 ospiti, per un fatturato annuo pari a 5 milioni e 365mila euro che si riversano in questo territorio; che si traducono in investimenti, in acquisti di beni di consumo. Un flusso finanziario che alimenta il circuito economico dell'oristanese, che fornisce un contributo sostanziale alle scarne risorse dei nostri paesi, comunità, tra l'altro, in lotta per frenare la deriva dello spopolamento», sottolinea Fresu. Che, sottolinea, sono proprio gli immigrati a salvarci dalla “bancarotta demografica”.
In Sardegna l'Inps, per pagare tutte le pensioni ha erogato 4 miliardi e 223 milioni, ma dai contributi ha incassato 1 miliardo e 818 milioni: che oltre la metà del fabbisogno pensionistico dei sardi è pagato da trasferimenti statali, e cioè, compensati dai contributi che nazionalmente sono versati dai cittadini immigrati.
A questo andrebbe aggiunto il fattore demografico e sociale di una provincia in forte recessione economico e lavorativa, un’analisi della Cisl porta in evidenza numeri eloquenti e preoccupanti: «La nostra provincia è la più anziana d’Italia - ricorda Federica Tilocca, segretaria generale della Cisl Oristanese -. Lo spopolamento del territorio è effetto della disoccupazione.
Tra il 2008 e il 2015 l’Oristanese ha perso 6 mila abitanti (da 167.000 si è passati a 161 mila). Questo territorio non ha neppure l’alibi di essere una zona interna, dove non si riescono a trovare alternative valide all’allevamento e alla pastorizia».
Questi numeri e testimonianze che possono suonare come un forte campanello di allarme devono piuttosto aiutare società e istituzioni ad andare uniti su possibili soluzioni e potenzialità che il fenomeno economico/migratorio offre; come la scuola deve educare alla tolleranza e alla diversità i più piccoli c'è una grossa necessità di gestire con strumenti culturalmente efficaci i cambiamenti che i fenomeni migratori impongono.
Alla violenza, ai muri e ai metodi drastici di sedicenti leader politici si devono preferire i veri dati che il presente ci impone anche se essi sono piuttosto difficili da digerire, meglio superare una volta per tutte, i preconcetti che nascono dall’ignoranza intesa come mancanza di studio, di approfondimento, di curiosità ma soprattutto di umanità.

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